LA MIA VITA E’ UN MOSAICO

LA MIA VITA E’ UN MOSAICO

 

“Scrivo perché non ci sono più palchi da calcare”

Così afferma, con una punta di amarezza, un giovane “teatrante” con soli 40 anni di palcoscenico alle spalle.

I testi da lui portati in scena, nel corso del tempo, sono tutti improvvisati, senza un copione definitivo e ciò dimostra la grandezza, la capacità oratoria, la capacità di osservare tutti gli aspetti della natura che lo circonda e – cosa ben più profonda – l’animo umano.

LA MIA VITA E’ UN MOSAICO

59 racconti brevi, sagaci, pungenti, arguti, gradevolmente irriverenti che raccontano episodi di vita quotidiana familiare, politica, sociale, tutti immersi nella solida cultura di una piccola realtà di paese ben più apprezzabile di quella metropolitana.

59 racconti brevi che catturano l’attenzione del lettore fin dalle primissime righe della prima novella con un linguaggio scorrevole, semplice, d’effetto e privo d’artifici, dove la lingua italiana si alterna sapientemente al dialetto necessario a creare e rafforzare il significato dello scritto.

59 racconti brevi che rimarcano quel certo modo di essere tipico del popolo abbruzzese (in lingua italiana si scrive correttamente con una sola “b” ma il dialetto di queste parti tende a rafforzare le lettere, le duplica o addirittura le triplica) capace di entrarti nel sangue e nel cuore con una saggezza spiazzante.

Stiamo parlando di Domenico Turchi che ha scritto la sua opera libraria “La mia vita è un mosaico”

Questo gustoso racconto, “Nonno e il cane Carina” tratto da YouTube, ci consente da subito di scacciare la malinconia:

Il libro è una vera e propria lezione di vita, una sorta di carpe diem in grado di mettere in luce lo spaccato di una regione ed una comunità colta e ricca non solo dal punto di vista linguistico, ma che esprime quella cultura che affonda le radici nella sana e solida realtà contadina, nella diversità tra le genti di mare che lambisce il territorio e quelle della vicina montagna.

Domenico Turchi con “La Mia vita è un mosaico” ci racconta la sua vita, la sua realtà che si incastona perfettamente con quella di tutti noi che sentiamo fortemente il senso di appartenenza alla nostra terra ed alle sue tradizioni.

Dal racconto: “Il miracolo del sedano”

“…Preso da una sconosciuta emozione mi avvicinai ai carri della maggiolata e con il dito più lungo che avevo, l’indice, toccai le chiappe di una ragazza…Papà prese 2 piante di sedano e mi disse: lu lacce (il sedano) è afrodisiaco. Mingo lu lacce ti fa rizzà la picche”

Semplicità unita ad una sana ingenuità giovanile.

L’opera descrive scene vive e tangibili, fortemente descrittive ed evocative; chiudendo gli occhi si avvertono gli odori, i profumi, si percepiscono i colori e i sapori del cibo contadino.

La lettura del libro ci proietta in quel preciso contesto descritto: ci si ritrova immersi tra i profumi della nostra montagna, la Majella, si assapora il gusto degli arrosticini, rigorosamente a multipli di 10, accompagnati da un buon vino cotto mentre lo sguardo si perde tra le acque del nostro mare.

LA MIA VITA E’ UN MOSAICO

Tutti i racconti sono lezione di vita ed illustrano un vissuto reale, concreto, genuino, umano, sensibile e, principalmente, rispettoso e curioso.

Dal racconto: “Luoghi”

“…come si fa ad abbandonare questi luoghi? Apparteniamo ad essi come l’asparago selvatico appartiene a noi”

La madre terra a cui dobbiamo portare rispetto.

Domenico Turchi con “La Mia vita è un mosaico” riesce ad affascinarci con i suoi racconti che rappresentano il perfetto incastro tra le esperienze semplici e genuine della gente e del suo territorio.

Si confessa Domenico TurchiMingo per gli amici e mi auguro sia considerato tale, “la mia non è una grammatica corretta, uso i puntini più che una virgola perché quando scrivo recito”

Ed è proprio questo il gran merito di Domenico, rimanere fedele al “Suo” teatro.

Nella stesura dell’opera libraria “La mia vita è un mosaico”, Domenico ha vissuto, respirato e recitato come se ci fosse il pubblico seduto in platea.

Ed il suo pubblico, tutti noi, sapremo ancora una volta essere vicini a Domenico Turchi e potremo godere della lettura del suo libro “La Mia vita è un mosaico”

Buona lettura.

Complimenti sinceri Domenico Turchi da parte di tutti noi.

LA MIA VITA E’ UN MOSAICO

“La Mia vita è un mosaico” di Domenico Turchi

Per informazioni complete sull’autore e per un contatto diretto visitare la pagina:

https://www.facebook.com/domenico.turchi.9

Edito da Streetlib Write edizione cartacea e eBook    http://write.streetlib.com

Edizioni eBook on line:

https://www.amazon.it/mia-vita-mosaico-Racconti-Domenico-ebook/dp/B087M8TJ9Q

https://www.ibs.it/mia-vita-mosaico-ebook-domenico-turchi/e/9788835807667#

https://www.mondadoristore.it/La-mia-vita-e-un-mosaico-Domenico-Turchi/eai978883580766/

 

 

Patrizia Caldonazzo, regista, autrice, sceneggiatrice e la sua Arte

Patrizia Caldonazzo, regista, autrice, sceneggiatrice e la sua Arte

Patrizia Caldonazzo, regista, autrice, sceneggiatrice e la sua Arte

Intervistare è una vera e propria arte che non significa raccogliere supinamente le risposte del personaggio ma pensare le domande giuste per far emergere tutte le sfaccettature che caratterizzano l’animo dell’intervistato.

Tutti noi conosciamo le qualità professionali di Patrizia Caldonazzo e che saranno evidenziate nel corso del dialogo ma, forse, non tutti avvertono la sua profonda sensibilità rivolta ai temi culturali e sociali; non è un caso che Patrizia voglia stigmatizzare – mediante la realizzazione di un “corto” la cui stesura è da lei curata – il dilagante e complesso fenomeno del “bullismo” che crea ferite non solo fisiche ma soprattutto psicologiche dalle quali è molto più complesso guarire.

Seguiamo ora l’interessante colloquio- intervista condotta da Andrea Giostra.

 Ciao Patrizia, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Se volessi presentarti quale artista della settima arte, cosa diresti di te ai nostri lettori?

Mi definirei una donna carismatica, ironica, attenta al dettaglio, esteta, amante di tutto ciò che mi trasmette emozione, da un quadro ad una fotografia, ad una musica, ad un film e anche ad un volto.

Si perché chi sceglie la mia strada di regista deve saper non solo ascoltare le proprie emozioni personali ma essere un ottimo spettatore per poi ritrasmettere al pubblico ciò che ha percepito a livello emotivo, sensoriale.

Ho affiancato registi come Dino Risi, ho avuto la responsabilità dell’ufficio stampa per la soap-opera “Un posto al sole” (Raitre) e la gestione organizzativo-redazionale di vari programmi televisivi.

Dopo aver seguito il casting della trasmissione “Sottovoce” di Gigi Marzullo, oggi sono parte integrante della redazione di RaiUno Cultura e, da dodici anni, seguo “Mille e un Libro – Scrittori in tv” sempre con il celebre giornalista e conduttore televisivo italiano.

Eccessiva in tutto, non conosco mezze misure, ossessionata dall’immagine e dalle diete, pronta a mettere al servizio di Undici Edizioni la mia esperienza con l’intricato – e pericoloso – universo dell’ “apparire” con il mio primo libro “Le ho provate tutte” (libro tragicomico che parla di diete) che uscirà a marzo in concomitanza con la giornata mondiale sui problemi alimentari.

Patrizia Caldonazzo, regista, autrice, sceneggiatrice e la sua Arte

Come definiresti il tuo stile artistico? C’è qualche regista al quale ti ispiri?

Purtroppo dovendo seguire degli schemi molto specifici all’interno della mia azienda (la Rai) non posso mai esprimermi come vorrei realmente, ma ciò non toglie che io non abbia dei miti cinematografici, dei modelli ai quali ispirarmi.

Io direi Bernardo Bertolucci e Luca Guadagnino tra gli italiani mentre, tra i registi stranieri, amo molto Woody Allen; i suoi dialoghi improvvisati mi divertono molto e poi Martin Zandvliet che ha diretto uno dei film più belli che abbia mai visto, “Land of mine”, una trama drammatica di guerra del 2015.

Chi sono secondo te i più bravi registi nel panorama internazionale? E con chi di loro vorresti lavorare e perché?

Bertolucci e il suo allievo Luca Guadagnino, due italiani che hanno sbarcato il lunario. Perché amo una cinematografia lenta, non di azione, amo la poesia che riescono a trasmettere attraverso le loro storie. Per me tre cose sono importantissime in un film, la fotografia, la scelta oculata degli attori, e le musiche. A mio avviso non è necessario spendere cifre esorbitanti per fare un capolavoro cinematografico.

Quanto è importante nel cinema lo studio e la disciplina? Perché secondo te, un giovane che volesse lavorare nel mondo del cinema o della televisione deve studiare, perfezionarsi e fare esperienza?

Personalmente ritengo che si impari molto di più sul set facendo pratica, che stando sui libri. Certo la teoria serve per perfezionare certe tecniche di ripresa, ma la pratica senza dubbio è la miglior scuola.

Chi sono stati i tuoi maestri?

Tanti, troppi, ma il più grande e il più importante il regista Dino Risi che mi ha fatto anche un po’ da padre. E poi aggiungerei anche Massimo Troisi. Per la televisione, dire il giornalista napoletano Pascal Vicedomini, al quale devo molto, e con lui ho fatto le mie esperienze più belle a livello lavorativo.

Alcuni programmi televisivi fanno passare l’idea che per diventare artisti o attori, basta solo avere fortuna ed essere lanciati dalla “notorietà social o televisiva”. Tu che ne pensi di questo fenomeno?

Per quanto mi riguarda, in Italia, c’è poca meritocrazia a livello televisivo, anche perché lavorare in televisione è diventato più difficile, mentre al cinema, ci sono attori e registi giovani molto bravi.

Comunicare in modo visivo e tramite la musica significa superare le rigide classificazioni basate sul linguaggio verbale da cui la gente non riesca a staccarsi. Le parole hanno un significato molto soggettivo e altrettanto limitato, e circoscrivono subito l’effetto denotativo che può avere un’opera d’arte a livello emotivo e subconscio. Il cinema è fortemente legato a quel tipo di espressione, perché di solito i contenuti più importanti di un film sono ancora affidati al veicolo delle parole. Poi c’è un’emozione che li sostiene, ci sono gli attori che generano sensazioni, e via dicendo. Ma sostanzialmente è comunicazione verbale.» (Conversazione con Stanley Kubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Cosa pensi di queste parole di Kubrick? Qual è la tua posizione in merito alla tipologia di linguaggio che dovrebbe essere usato nel cinema, ma anche nella TV, per essere più incisivi con lo spettatore?

Quest’anno, se non sbaglio, cade il 50esimo anniversario del film “2001 Odissea nello spazio”. Credo che Kubrick sapesse utilizzare, meglio di qualsiasi altro autore e regista, la musica operistica, mettendola a servizio del grande schermo, quasi riscrivendola, connotando il suo linguaggio visivo ed il suo stile con estrema eleganza e padronanza. Quel film capolavoro ne è, appunto, una testimonianza calzante. Kubrick è da considerarsi un maestro celeberrimo anche per la brillante confluenza di generi con cui si è confrontato nella sua carriera, realizzando ogni film diverso dall’altro.

Oggi nel cinema dovrebbe essere utilizzato, a mio avviso, un linguaggio diretto e che non trascuri i dettami principali della settima arte: far pensare e riflettere a fondo, emozionare, stupire, sognare. Il cinema non dovrebbe perdere la dilatazione del racconto, i tempi lenti e minuziosi, continuando a differenziarsi dal linguaggio televisivo. Credo che la TV, avendo una diffusione più ampia, dovrebbe riacquistare la capacità educativa che aveva un tempo.

Patrizia Caldonazzo, regista, autrice, sceneggiatrice e la sua Arte

Patrizia Caldonazzo, regista, autrice, sceneggiatrice e la sua Arte

Qual è il ruolo della critica cinematografica oggi? Quale dovrebbe essere a tuo parere il suo vero compito per promuovere la cultura del cinema?

Innanzitutto la critica cinematografica deve esprimersi con estrema sincerità e non essere mai troppo di parte e mai troppo buonista. Lo dice la parola stessa “critica”, nel bene o nel male, deve saper indirizzare e guidare lo spettatore con estrema obiettività, alla scelta di un film, cosa non facile, anche perché è inevitabile non mettere il proprio gusto personale in ciò che si è visto. Ma il critico deve conoscere molto bene tutti gli aspetti della cinematografia, dalla fotografia, dalla regia, dalla recitazione, alla sceneggiatura e avere un quadro molto completo del tutto.

 

Ci parli dei tuoi ultimi lavori e dei lavori in corso di realizzazione?

Io sono regista Rai, ma non sono mai stata sotto i riflettori, giro servizi, intervisto scrittori, lavorando nello specifico in un programma su Raiuno che si occupa di libri. Ma niente di più. Sto finendo la stesura di un corto sul bullismo. In primavera dovremmo cominciare le riprese. Chissà che qualcuno non si accorga di me.

Patrizia Caldonazzo, regista, autrice, sceneggiatrice e la sua Arte

 Immagina una convention all’americana, Patrizia, tenuta in un teatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di teatro e cinema. Sei invitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti. Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazione, del teatro e del cinema? Quali secondo te le tre cose più importanti da raccontare loro?

Ma sai, io mi sono appassionata più che al teatro al cinema perché ho avuto la fortuna di vivere in casa con il grande regista italiano Dino Risi e conosciuto tanti, ma tanti attori e registi di grosso calibro. Ho lavorato su vari set, ma come apprendista, ho iniziato all’età di 17 anni. Spiavo e allo stesso tempo osservavo il loro mondo nei dettagli. Spesso stavo in un angolo al freddo in silenzio, anche di notte, ma non mi perdevo mai una scena, una battuta.

Poi tornando a casa, mi chiudevo in bagno facevo finta di dirigere un film, e con grande entusiasmo mi immedesimavo nella parte. Collezionavo dvd di ogni genere e mi riguardavo per ore sempre le stesse scene fino ad impararle a memoria ma capii già da allora che la recitazione non faceva per me; la regia, senza dubbio, mi affascinava di più. Cosa direi a una platea di ragazzi per appassionarli? Intanto di crederci fino in fondo a ciò che vorrebbero fare, e poi di studiare, studiare e ancora studiare, di non avere mai la presunzione di essere arrivati al traguardo. Di mettersi in una posizione di umiltà e imparare da chi ha più esperienza di loro. Di abbracciare qualunque genere teatrale, cinematografico e poi, alla fine di un percorso completo, si arriva da soli a capire ciò che si ama di più e ciò che è più consono per noi stessi.

Dove potranno seguirti i tuo ammiratori e i tuoi fan?

Bella domanda. Ma io non credo di aver mai avuto dei fan, se non mio figlio e i miei amici più stretti. Comunque su Facebook, con il mio soprannome: Papy Caldonazzo.

Patrizia Caldonazzo, regista, autrice, sceneggiatrice e la sua Arte

Grazie Patrizia Caldonazzo.

 

Patrizia Caldonazzo

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Andrea Giostra

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Il Nuovo Arjuna di Franco Salvatore Grasso

Il Nuovo Arjuna di Franco Salvatore Grasso

Il Nuovo Arjuna di Franco Salvatore Grasso

Franco Salvatore Grasso, autore ormai maturo ed affermato nel panorama della produzione libraria, ha recentemente pubblicato l’ultima sua opera:

Il Nuovo Arjuna di Franco Salvatore Grasso

dal quale sono tratti questi brevi paragrafi.

…”Il mio nome è Siegfried ma appartengo ad una famiglia nobile, quella dei von Hofmannstahl e svolgo la mia carica di capo carro come tenente. Malgrado la mia giovane età ed il mio grado da ufficiale ho un trascorso militare non indifferente, sono numerose infatti le medaglie e le decorazioni di guerra guadagnate nel corso delle campagne che ho sostenuto nei tempi passati”

…“Nel campo avverso c’è mio fratello, i miei cugini, zii ed i nipoti, come si può pensare di combattere per sopprimerli?  Loro sapranno di avere di fronte un parente stretto, un fratello o un cugino. Sarei proprio curioso di sapere con quale coraggio e determinazione loro tenterebbero di farmi del male, o peggio di uccidermi?”

…“Evelyn è il suo nome, una bella ragazza in tutti i sensi, alta e slanciata, un viso pallido con qualche neo e splendidi capelli  di un rosso acceso avvolti a ‘chignon’. Indossa un vestito lungo anch’esso di color rosso con uno spacco laterale che denota una sensualità non indifferente. Un paio di scarpe nere con il tacco alto completano l’abbigliamento pervaso da una forte nota di concupiscenza.”

…“Mi avvicino sempre di più, è proprio stupenda e non posso trattenere alcun segno di turbamento. Mi sento eccitato e la mia passione verso di lei si accresce gradualmente sempre di più.”

…“Il semovente avanza dirigendo il cannone attraverso i sistemi di puntamento a raggi infrarossi verso il bersaglio umano. Lo sento tuonare due volte, la musica s’interrompe, il veicolo avanza, i suoi cingoli schiacciano le sterpaglie circostanti e poi si ode lo strepito della mitraglia e le grida di dolore. Io mi copro le orecchie con le mani ma è un gesto inutile, sono ormai cosciente dell’avvenuta carneficina.”

…“Gli chiedo spiegazioni più chiare sulla retta via dell’azione ovvero sul Karma, quell’impenetrabile legge di causa ed effetto alla quale ogni essere vivente è vincolato.

…”Arjuna me ne espone il significato – “Il principio fondamentale del Karma è che ogni azione, sia essa con prerogativa conforme ai principi morali oppure con tratti caratteristici negativi, acquisisce un particolare esito che non si può evitare. Questa norma si basa sul fatto che ogni individuo raccoglie tutto ciò che ha seminato, nessuno può ereditare un Karma di un’altra persona. Per Karma s’intende il comportamento umano per eccellenza, non può esistere un destino avverso in quanto in un qualsiasi stato di crisi chiunque può esercitare un’influenza decisiva sul proprio fato attraverso un particolare operato in ogni momento.

Il Nuovo Arjuna di Franco Salvatore Grasso

 

Liberamente tratto dall’opera Bhagavadgita è considerato il più sacro ed affermato testo dell’intera tradizione spirituale dell’India classica ed il nostro autore, ben conscio delle possibili difficoltà interpretative, ne ha tratto un’opera gradevole, di facile ed avvincente lettura ed interpretazione.

Ha saputo ricreare con maestria le lacerazioni e le emozioni umane del tenente Siegfried von Hofmannstahl proiettandolo in situazioni di alta tensione e leggiadro abbandono; ogni avvenimento è il preludio di quello successivo fino a giungere all’apice del racconto verso cui ci accompagna la intrigante figura di Melusina.

Il Nuovo Arjuna di Franco Salvatore Grasso

È un libro godibile e scorrevole come tutta la produzione di Franco Salvatore Grasso che, non dimentichiamo, ha già edito:

  • Il Nuovo Faust, presentato con successo alla Fiera del Libro di Francoforte;
  • Seraphitus – Seraphita, con menzione di partecipazione al Premio Letterario Internazionale Città di Como
  • La Porta, vincitore del Premio Speciale del Concorso L’Arte della Parola 2017

a ottobre pubblicherà il nuovo romanzo “L’Anacoreta Misterioso” che si è aggiudicato il 3° posto al Concorso Letterario 2018 indetto dal Teatro Barnum e La Macina.

Tutte le opere si possono richiedere al seguente indirizzo:

lamacinaonlus@gmail.com

direttamente sul sito:

https://www.lamacinamagazine.it/

all’autore oppure in tutte le librerie.

 

Novelle brevi di Sicilia

Novelle brevi di Sicilia

Novelle brevi di Sicilia

Tra le molteplici attività che sono proprie di una Casa Editrice riteniamo siano di estrema importanza e, aggiungiamo, di responsabilità, la valutazione delle opere pervenute dagli autori per l’eventuale pubblicazione nonché l’esprimersi con una libera ed obiettiva recensione di opere pubblicate da altri Editori.

Non sempre i nostri commenti hanno incontrato le “non espresse” speranze degli autori ma, tutti coloro che abbiamo avuto il piacere di incontrare e con i quali confrontarci, hanno pienamente recepito il nostro messaggio di rigorosa correttezza, sincerità ed equilibrio di valutazione.

Siamo consapevolmente certi che nessun recensore abbia “il diritto” di “giudicare” l’opera in esame; solo il lettore ha questa facoltà.

E’ importante la premessa fatta perchè ci accingiamo a commentare l’opera “Novelle brevi di Sicilia” scritto dal prolifico autore Andrea Giostra e, aggiungiamo noi, purtroppo, autopubblicatosi per sua rispettabile scelta.

Ci piace sottolineare che Andrea Giostra spazia dal racconto al breve ma incisivo brano che tratteggia, come un dipinto, frammenti di vita siciliana a lui tanto cara; egli si addentra con la capacità di acuto osservatore anche in interviste letterarie e in recensioni cinematografiche.

Scrittore poliedrico e di classe.

Novelle brevi di Sicilia

Gli auguri di mia nonna ottantenne

E’ una scrittura riccamente dettagliata, piana, agevole nella lettura con un linguaggio raffinato ma comunque facilmente fruibile e che si lega, armoniosamente ed inaspettatamente, ad un linguaggio quotidiano parlato da tutti noi.

L’autore è sempre presente in tutti i racconti anzi ne è il protagonista invisibile e – questa capacità – testimonia l’attitudine all’utilizzo duttile della lingua italiana.

Sorprendente la figura della nonna ottantenne prodiga di buoni consigli che il suo ruolo e la sua età indurrebbero a trasmettere al nipote mentre – invece – lo incita, accoratamente, a godersi quanto più possibile la gioventù.

E’ pregevole l’utilizzo di un linguaggio estremamente attuale ed in lingua siciliana della nonna: “e di tutto il resto futtitinni”; notevole l’alternanza linguistica!

“Novelle brevi di Sicilia”

Agosto a Palermo

Uno spaccato di vita che ci immerge in una realistica conversazione che avviene alla vista di un funerale; sono le domande che sorgono spontanee a tutti noi “ma comu muriu?”, “comu fu?” alternando sapientemente– nel racconto – il perfetto italiano ed il dialetto; ben pochi autori raggiungono un così delicato equilibrio.

L’opera “Novelle brevi di Sicilia” contiene 14 racconti: gradevoli, ammiccanti, alcuni passionali ma tutti capaci di creare l’atmosfera siciliana ma non solo, facilmente apprezzabili e godibili dai “continentali”.

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

“Il senso, la morale, se c’è un senso o una morale da dare li darà il lettore che le leggerà” ; questo è il vero senso delle opere di Andrea Giostra che, guarda caso, corrisponde pienamente al nostro comportamento come Casa Editrice: l’unico giudice è il lettore.

Andrea Giostra, un autore di rilievo, emozionale, con uno spessore culturale inusuale e di superiore qualità, da non perdere l’opportunità di godere delle sue opere.

Novelle brevi di Sicilia” noi le abbiamo lette.