“The Bad Batch”

“The Bad Batch”

Recensione di Andrea Giostra

Presentato il 6 settembre 2016 in concorso alla 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “The Bad Batch”, scritto e diretto da Ana Lily Amirpour, esce nelle sale cinematografiche il 23 giugno 2017 e, da poche settimane, distribuito dal portale Netflix.

Il film è la puntuale risposta della settima arte alla proposta di Donald Trump di creare l’invalicabile muro tra il Texas ed il Messico per proteggere gli Stati Uniti d’America dalla massiccia immigrazione clandestina de “The bad batch”, “la cattiva sfornata”, cioè gli indesiderabili uomini e donne messicani che – altrimenti – potrebbero “inquinare” la purezza del popolo americano.

“Viviamo tutti qui. Non eravamo persone abbastanza buone, abbastanza intelligenti, abbastanza giovani”.

Sono le parole che accolgono Arlen in “The Bad Batch”.

“Tutte le cose che hai fatto nella tua vita – dice The Dream (Keanu Reeves) alla protagonista Suki Waterhouse (Arlen) – ti hanno portato qui con me”.

“The Bad Batch” da esiliare oltre una poderosa rete metallica protetta a vista da militari del governo statunitense che apre le porte ad un deserto ammaliante nei colori e nel paesaggio; crudele e violento nelle popolazioni che lo abitano come sopravvissuti di un evento post-bellico che ricorda prepotentemente, tranne nella fotografia, “The Road” (2009) di John Hillcoat, tratto dal bellissimo omonimo post-apocalittico best seller di Cormac McCarthy pubblicato negli USA nel 2006; film con uno straordinario Viggo Mortensen (“Man” nel film di Hillcoat), che nel nostro film viene “sostituito” da un sempre impeccabile Jim Carrey nel ruolo di The Hermit.

The Bad Batch

Il genere è “romantic-drama-horror-thriller-political”, certamente non facile da inquadrare all’interno dei soliti canoni cinematografici più di successo perché tratta con efficacia narrativa diversi temi sociali e politici insieme. La sovrapposizione apparentemente impropria di più generi cinematografici, sia di contenuti che di questioni sociali, ne fanno un prodotto originale e interessante e, al contempo, un eccellente lavoro cinematografico.

Il cast di attori è stellare: Suki Waterhouse, Jason Momoa, Giovanni Ribisi, Jim Carrey, Keanu Reeves, ed altri ancora.

Gli ingredienti della sceneggiatura sono tantissimi, e non sempre la narrazione filmica riesce a farli emergere nella loro completezza lasciandoli come domande alle quali lo spettatore dovrebbe dare le sue risposte. Ed anche questo approccio, le domande incompiute, è interessante proprio perché non “confeziona” risposte scontate e prevedibili da far ingoiare allo spettatore.

Arlen (Suki Waterhouse) è una giovane e bellissima ragazza, abbandonata nel deserto del Texas, che delimita con una impenetrabile rete metallica protetta da soldati armati del governo, il confine tra la civiltà e l’orda. Viene catturata da una spietata banda di cannibali, guidati dal disegnatore Miami Man (Jason Momoa), che la tiene incatenata finché non riesce a fuggire per trovare rifugio nella più “civile” comunità di “The Dream”.

Titolo originale: “The Bad Batch”

Regia di Ana Lily Amirpour

Produzione Megan Ellison, Danny Gabai, Sina Sayyah

 

Trailer IT: https://youtu.be/OUqfP1S-9ok

IMDb: http://www.imdb.com/title/tt4334266/

Andrea Giostra

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