Franco Salvatore Grasso scrittore: la nostra intervista

Franco Salvatore Grasso scrittore: la nostra intervista

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Franco Salvatore Grasso scrittore: la nostra intervista

Franco Salvatore Grasso uomo di profonda cultura accompagnata da una non comune giovialità ci accoglie per “essere sottoposto” alla nostra intervista.

E’ appena il caso di ricordare che Franco ha partecipato a vari Concorsi Letterari dove si è aggiudicato il podio, segnalazioni di merito e premi speciali con i suoi racconti già pubblicati:

Il nuovo Faust,

La porta,

Il nuovo Arjuna,

Seraphitus – Seraphita

Intervistiamo quindi oggi il Dott. Franco Salvatore Grasso che con la sua ultima opera “La figlia della provvidenza” ha conquistato il posto al Concorso Letterario Il Macinino, Sezione Racconti.

Abbiamo già pubblicato il suo componimento in data 22/11/2019 https://www.lamacinamagazine.it/franco-salvatore-grasso-la-figlia-della-provvidenza/

Buongiorno Franco, grazie per la tua disponibilità e complimenti per il riconoscimento conseguito al Concorso Letterario “Il Macinino” con la tua opera intitolata “La figlia della provvidenza”. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori?

Innanzitutto ringrazio voi per questa intervista. Onestamente mi sento imbarazzato nel presentarmi ad una attenta moltitudine di lettori che seguono il vostro giornale e – per rispondere alla domanda –  non ritengo affatto di confinarmi in un particolare ruolo di ‘scrittore’ così come s’intende generalmente. In un certo senso potrei qualificarmi, inserirmi, in un contesto di ricercatore di quei sentimenti umani racchiusi nel profondo dell’anima; cerco di sviscerare dall’inconscio ogni desiderio celato per farlo rivivere nei miei romanzi. D’altra parte queste ‘fantasie’ ritengo facciano parte integrante di ogni personalità.

Chi è Franco nella sua passione per l’arte della scrittura?

Come ho detto precedentemente quello che si potrebbe definire il mio ruolo è quello circoscritto a descrivere racconti racchiusi da un alone fantastico ma che in realtà questa immaginazione diventa un mezzo, un veicolo diretto a svelare ogni brama nascosta nel nostro animo. Quando si parla di desiderio però non si tratta soltanto di quello limitato dagli impulsi dettati di continuo dai nostri sensi, qui si parla soprattutto della particolare smania perenne e indistinta relegata nell’ignoto.

Raccontaci qualcosa per incuriosire i nostri lettori.

Nel primo romanzo scritto, ‘Il Nuovo Faust’ ho azzardato con l’inventiva che Goethe avesse scritto il ‘Faust’ dopo essere stato in Sicilia nel suo “Viaggio in Italia”. Alla Fiera del libro di Francoforte, alla quale partecipai, ebbi la sorpresa di apprendere durante una conferenza stampa dedicata a “Goethe e l’Italia” che recenti studi dell’Università di Berlino avevano appurato quello che avevo immaginato qualche anno addietro. Non avevo fatto altro che prevedere con la fantasia una realtà.

Franco Salvatore Grasso scrittore: la nostra intervista

Qual’ è stato il tuo percorso artistico letterario e quale la tua formazione professionale che ti hanno permesso di avere gli strumenti per scrivere opere letterarie di successo?

Il mio percorso di studio si è svolto nell’Istituto per la Cinematografia e la Televisione dove innumerevoli sono stati i soggetti cinematografici realizzati per approfondire il ‘Linguaggio Cinematografico’.  Ho poi iniziato il mio percorso professionale e, successivamente, ho conseguito la laurea nella facoltà di Filosofia sullo studio delle religioni in particolare quelle indiane e dell’estremo oriente. Queste esperienze, e quelle maturate in ambito scolastico dove vivevo il costante dialogo con i giovani, hanno contribuito a formare il mio ‘background’ personale.

Secondo te perché un romanzo, un libro abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale e accattivante per chi legge)?

In un romanzo la storia è particolarmente importante per raggiungere un certo successo, in altre parole essa dovrebbe accattivare il consenso di chi legge. Non si può scrivere senza tener conto del pensiero del lettore; il lettore, infatti, non è un soggetto passivo. Se la trama del racconto e il linguaggio scritto non sono di suo gradimento egli accantona il libro procrastinando in un futuro – forse lontano – la prosecuzione della lettura. Se invece la narrazione e l’esposizione sono avvincenti la comprensione e la lettura dell’opera sarà senza dubbio bene accolta. Io ritengo che tutti gli scrittori, anche coloro che hanno pubblicato molte opere, siano sempre “emergenti” ogni volta che presentano un nuovo libro poiché – ogni volta – si sottopongono ad una nuova valutazione da parte del lettore.

Franco, quale sentimento ti ha mosso nella scrittura della tua opera?

Potrei dire senza dubbio che il desiderio incontrollato di avere a tutti i costi un figlio, unito poi dall’affetto smisurato nei confronti del proprio cane, ha suscitato in me un interrogativo che mi ha fatto riflettere in modo particolare. Questi sentimenti, apparentemente distanti tra loro, traggono origine da mie osservazioni di eventi di cronaca realmente accaduti.

Ci puoi illustrare in breve il significato del tuo racconto?

Se devo essere sincero non c’è un significato preciso espresso in questo racconto così come s’intende comunemente. Nell’assurdità più totale ho voluto rappresentare il desiderio morboso del personaggio di avere un figlio e ciò manifesta quindi la sua immaturità, la sua solitudine mitigata da un eccessivo rapporto affettivo con la sua cagnolina di razza dalmata.

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Quali sono state le difficoltà nel rendere gradevole, agile, di facile ma interessante lettura il tuo libro?

In primo luogo debbo dire che anche se il racconto percorre per così dire un ‘binario’ fantastico quello che lo contorna rispecchia la realtà. Sembrerebbe forse un paradosso quello che per far vivere una storia immaginaria bisogna adeguarla, inserirla in un contesto reale. Ad ogni modo ho cercato di creare una storia di facile lettura, fra l’altro apprezzata già da diversi lettori, cercando un linguaggio sciolto e nello stesso tempo ad effetto sorpresa.

Il testo risulta curato nei dettagli; cosa ci puoi dire della accentuata focalizzazione che hai inteso dare al protagonista?

Dovevo dare al protagonista, una ben definita personalità, accentuando la sua fragilità emotiva nell’affrontare tutte le traversie per lo più generate dalla sua superficialità. Al contrario ho invece contrapposto la vita equilibrata e pragmatica del suo amico veterinario, utile a contenere in parte gli squilibri del personaggio principale.

L’opera si presta ad una molteplicità di livelli di lettura, è perfettamente fruibile da tutti.   E’ questo il segreto per rendere un’opera anonima in un’opera che può ambire al successo?

Effettivamente un racconto dovrebbe essere comprensibile ad una vasta cerchia di lettori, sempre nei limiti del possibile, ovvero senza scendere ad alcun compromesso con la propria coscienza. Un recente mio romanzo, nonostante abbia riscontrato un buon successo, ha destato qualche perplessità da parte di alcuni lettori circa la comprensione del ruolo dei personaggi e del significato intrinseco del romanzo stesso.

Scrivere è un modo per parlare di te o intendi suggerire qualcosa agli altri?

In ogni stesura di un’opera non penso minimamente a parlare di me, l’intenzione è quella, invece, di comunicare ai lettori quel ‘quid’ utile a stimolarli e raccoglierne le più disparate impressioni.

Che consigli daresti ad un autore esordiente?

Un consiglio onesto è quello di ‘scavare’ nel proprio animo per far uscire quel sentimento utile e trasportarlo con le parole scritte. Non si dovrebbero seguire modelli di scrittori in voga, semmai leggerli per imparare la scioltezza e l’uso del linguaggio espressivo, l’importante è essere se stessi; è facile scimmiottare gli stili linguistici degli altri, il difficile diventa adottare una propria espressione che rispecchia totalmente la propria personalità.

Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura?

Scrivere è decisamente importante, specialmente oggi dove la distrazione generata dai media talvolta travolge la nostra personalità. Il raccontare le proprie emozioni con la scrittura arricchisce la mente dandole quel nutrimento necessario alla crescita spirituale.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?

Debbo confessare che inconsciamente sono influenzato dalle varie filosofie orientali tra le quali quelle induiste e buddhiste. Gli autori che mi hanno ispirato sono stati inoltre Johann Wolfgang von Goethe, Honorè de Balzac e Edgar Allan Poe.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno 1 libro ed il suo autore

Un libro da consigliare è senz’altro ‘Siddhartha’ di Hermann Hess, dove il protagonista, oltre ad avere lo stesso nome del Buddha, è altresì un suo discepolo. Il racconto è incentrato sul personaggio centrale il quale rifiuta di seguire pedissequamente l’insegnamento del suo maestro per ripercorrere egli stesso le vicissitudini sofferte dal Buddha stesso. La storia si basa, appunto, sul non accettare gli insegnamenti dell’Illuminato dati per scontati ma di soffrire e gioire nella vita per giungere egli stesso a quella meta agognata.

Giacomo Leopardi scrisse che “Un buon libro è un compagno che ci fa passare dei momenti felici.” Cosa ne pensi di questa frase?

È proprio vero, sono proprio d’accordo, oggi più che mai. In questo mondo caotico dove imperano le comunicazioni per lo più fittizie e dove, in realtà, regna la solitudine un buon libro diventa il rifugio che ci rende più sereni. Una bella opera, sia una raccolta di poesie o un romanzo ha il potere di farci compagnia diventando un punto fermo nella nostra esistenza. Mi ricordo che in un tempo forse lontano c’era l’usanza di regalare un libro ai bambini con lo scopo che esso, in qualità di opera educativa, li avrebbe accompagnati durante il corso della loro crescita. Adesso credo che questa consuetudine non ci sia più però sarebbe bello che una buona e onesta opera possa trasformarsi in qualche cosa di veramente educativo e perché no, anche come compagnia nei soventi momenti di sconforto.

Come vuoi concludere questa chiacchierata? Cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Oltre ad esservi grato per avermi ascoltato, mi auguro con interesse, spero di stupirvi ancora con altri racconti avvincenti e degni di essere letti tutti “d’un fiato”.

Grazie Franco per il tempo che ci hai concesso con l’auspicio che ci seguirai con il tuo apprezzamento nei prossimi Concorsi Letterari che bandiremo.

Certamente si, vi seguo con particolare attenzione ed apprezzo il livello culturale dei vostri Concorsi ed eventi culturali.

Grazie a voi

Franco  

 

 

 

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