IL CAOS IN AFGHANISTAN ERA INEVITABILE?

IL CAOS IN AFGHANISTAN ERA INEVITABILE?

By Martina Servidio

Dopo una veloce marcia di avvicinamento, prevista ed osservata da tutto il mondo, le milizie talebane, fortemente armate, sono entrate a Kabul innescando così il caos e la paura di sanguinose rappresaglie.

Nella capitale dell’Afghanistan già sono avvenuti spargimenti di sangue, brutalità, episodi di vendetta nei confronti di figure istituzionali del precedente regime come ad esempio il capo della polizia giustiziato in pubblico per dare un chiaro segnale della riconquista del potere e “per regolare i conti”

IL CAOS IN AFGHANISTAN ERA INEVITABILE?

I talebani avvertono che nel paese non sarà mai incardinata la democrazia occidentale ma vigerà la tradizionale forma di governo.

Nel frattempo il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, si difende per quanto possibile dalle accuse del tracollo dell’Afghanistan conseguente al ritiro delle truppe americane; c’è da notare che sono ritornati i talebani ma è ritornata anche la resistenza.

Joe Biden afferma che “il caos era il necessario prezzo da pagare per il ritiro americano dall’Afghanistan; il tracollo era inevitabile”

Il Congresso USA si appresta tuttavia ad avviare una indagine su tutto quanto accaduto e sulle modalità del ritiro disordinato, caotico e pasticciato.

Per contro il Pentagono smentisce l’esistenza di un rapporto dell’Intelligence che preannunciava i quasi certi rischi di un rapido collasso della situazione.

Gli americani, precisa Joe Biden, potrebbero mantenere anche oltre il 31 agosto nel martoriato Afghanistan un contingente di truppe al solo scopo di evacuare tutti i cittadini americani attraverso un ponte aereo già in atto verso gli Stati Uniti e le principali capitali europee.

IL CAOS IN AFGHANISTAN ERA INEVITABILE?Una sottile linea di comunicazione con i talebani è aperta ma i miliziani avvertono: “non saremo una democrazia, la nostra legge è la Sharia”.

L’ex presidente afghano Ghani, forse riparato negli Emirati Arabi Uniti fa trapelare un suo possibile ritorno nel Paese.

Il figlio del comandante Massoud, leggendario leader della lotta ai talebani, annuncia che in Panjshir è risorta la resistenza armata.

Si è intanto concluso il vertice G7 dei Ministri degli Esteri che era stato convocato dal segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg.

Nel comunicato diffuso dalla presidenza britannica del summit i Ministri degli Esteri si sono rivolti direttamente ai talebani chiedendo loro di “assicurare che l’Afghanistan non sarebbe diventato un rifugio per minacce terroristiche alla sicurezza internazionale” e che “I talebani devono garantire la sicurezza di chi intende lasciare l’Afghanistan dopo la loro conquista di Kabul

Il G7 si impegna a lavorare con altri “partner” internazionali per sostenere “una soluzione politica inclusiva” per il futuro del Paese, invocando la fine delle violenze e il rispetto dei diritti umani, in particolare quelli “delle donne, dei bambini e delle minoranze”

Cosa ci riserva il futuro per l’Afghanistan?  Per i suoi cittadini? Per le sue donne?

Sarebbe un dolore ed una sconfitta per l’intera società civile se l’Afghanistan piombasse nell’oscurantismo sociale.

 

 

Parole nella Guerra

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Parole nella Guerra di Laura Poggi, segna una sorta di rivoluzione copernicana nella ricerca storica e sociale riguardante le vicende della guerra, poiché nel corso del XX Secolo le fonti ufficiali con le quali si ricostruivano le vicende storiche, vennero affiancate da fonti personali private, come autobiografie, lettere, corrispondenze, e cartoline di soldati, spettatori, e gente comune. Continua a leggere