Il teatro, maestro di cultura

Il teatro, maestro di cultura

Scienza e Cultura 164

Il teatro, maestro di cultura

Intervista in esclusiva ad Alberto Patelli condotta da Andrea Lepone

Tra i migliori registi e attori teatrali contemporanei, Alberto Patelli ha recentemente partecipato alla seconda edizione dell’evento culturale “La scrittura come esperienza di vita”, svoltosi all’interno del Centro Anziani Valli – Conca d’Oro.

Coprotagonista di cortometraggi di grande successo, tra i quali spicca “Pecorari”, scritto assieme a Pietro De Silva e che ha rappresentato l’Italia al Festival del Teatro di Francoforte nel 2005, si appresta ora a portare in scena la sua ultima fatica, dal titolo “Progetti di delirio”.

L’ultima perla di una carriera ricca di soddisfazioni, che lo ha portato ad essere uno degli autori più apprezzati del panorama teatrale italiano.

 Com’è nata la tua passione per il teatro?

 La mia passione per il teatro è nata in gioventù, guardando in televisione i primi spettacoli teatrali, che mi hanno avvicinato a questo mondo.

 A quale artista, che ancora oggi consideri un punto di riferimento, ti sei ispirato all’inizio della tua carriera?

 Senza dubbio al grande Eduardo De Filippo, ma anche le opere di Luigi Pirandello e Achille Campanile sono state per me fonte di ispirazione.

 Nel corso della tua carriera hai avuto l’opportunità di lavorare con alcuni tra i più grandi registi televisivi e cinematografici italiani contemporanei, quale collaborazione ti ha segnato maggiormente?

 Io sono molto legato a Giorgio Capitani, conosciuto sul set de “Il maresciallo Rocca”. Un regista di grande talento ed esperienza, capace di mettere a proprio agio gli attori in ogni situazione. Potrei anche citarti Stefano Sollima e Francesco Vicario, due grandi professionisti.

Il teatro, maestro di cultura

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Preferisci dirigere ed interpretare commedie o spettacoli più drammatici?

 Io nasco come autore prevalentemente umorista mentre, per quanto concerne la recitazione, potrei definirmi un attore caratterista. Mi sono tuttavia misurato anche con altri generi teatrali.

 Quali sono le più grandi differenze tra il teatro italiano e quello d’oltreoceano?

 Indubbiamente la capacità dei produttori americani di sapersi rinnovare, investendo su prodotti che ritengono vincenti, credendoci e supportandoli dall’inizio alla fine. Nel nostro paese si tende troppo spesso a puntare esclusivamente sui grossi nomi, trascurando il contenuto delle opere.

 Lo spettacolo più difficile che tu abbia mai diretto?

 Il titolo è “Per un dolcetto ed una piccola sorsata”; si tratta di una commedia musicale per banda portata in scena per la prima e unica volta a Roma, presso il Teatro Greco. Ci ho lavorato per oltre un anno, mi sono dovuto calare nella realtà bandistica per capirne ogni dinamica, parlare con vari artisti ed assistere a tantissime esibizioni. Ho perfino imparato a suonare il sassofono! Furono composte alcune canzoni appositamente per lo spettacolo, che vide il coinvolgimento anche di ballerini e majorette. Anche la cura della scenografia si rivelò estremamente complessa. Purtroppo il testo, dopo quell’unica rappresentazione, non è più stato ripreso.

 Il teatro, maestro di cultura

Il teatro ieri ed il teatro oggi, cos’è cambiato?

Sicuramente oggi l’arte del teatro è molto più diffusa nelle scuole e questo è un immenso passo in avanti poiché la cultura artistica, di cui anche il teatro è espressione, deve accompagnare la crescita dei ragazzi; fare teatro equivale a fare cultura. Devo tuttavia dirti che oggi è tutto molto più “burocratico” rispetto al passato e, talvolta, portare in scena una rappresentazione risulta davvero complicato e frustrante.

Il lavoro di un’artista è solo quello di offrire al pubblico un grande spettacolo o c’è anche dell’altro?

Io ritengo che l’opera teatrale svolga anche una funzione sociale, e ciò assume un importante significato; uno spettacolo per essere considerato di spessore deve indurre il pubblico a riflettere su determinati temi sociali e culturali.

 A quale progetto stai lavorando ultimamente?

 Ultimamente sto lavorando per portare in scena una rappresentazione intitolata “Progetti di delirio”, basata sui testi di Angelo Mancini, di cui sono regista ed attore non protagonista. Il ruolo di protagonista è stato invece affidato a Corrado Bega.

Ad arricchire lo spettacolo inoltre, vi sarà la partecipazione della ballerina Francesca Cama.

Salutiamo Alberto Patelli riportando una sua pregevole poesia dialettale che ben rappresenta il suo profondo amore per la sua città (segui link):

Sai che c’ha Roma

Alberto Patelli: Il teatro, maestro di cultura

 

 

 

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