Pietro Catalano poeta: la nostra intervista 

Pietro Catalano poeta: la nostra intervista

 

Pietro Catalano poeta: la nostra intervista

 Pietro Catalano è nato a Palermo e vive a Roma, in questa meravigliosa città che è capace di accogliere ma che è purtroppo piagata da eventi che non hanno rispetto del suo fascino, della sua storia, della sua anima culturale e dei cittadini.

Pietro è membro di varie Associazioni Culturali ed è componente di giuria in alcuni premi letterari. Figura tra i vincitori di numerosi concorsi nazionali e internazionali; tra i riconoscimenti più significativi citiamo il “Premio Speciale Stampa”, Premio «Artisti per la Pace» e Premio alla Carriera alla «V Edizione del Premio Internazionale Magnolia».

Delle sue opere si sono occupati diversi studiosi e critici di fama.

Pietro Catalano ha un significativo profilo culturale che viene messo in luce dall’intervista condotta dallo scrittore e giornalista Andrea Lepone, Presidente di Giuria

Intervistiamo oggi Pietro Catalano che, oltre ad una soddisfacente carriera alle dipendenze dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, può vantare un curriculum letterario degno della massima considerazione. Vincitore di numerosi concorsi letterari, le sue liriche figurano in antologie didattiche, collane e riviste di settore, tradotte anche in lingua inglese.

Per stabilire da subito un clima di dialogo propongo di passare al “tu”.

Certamente, con l’occasione ti faccio i complimenti per la tua attività di giornalista e scrittore, per le opere pubblicate e per i meritati riconoscimenti ottenuti.

Buongiorno Pietro, grazie per la tua disponibilità e complimenti per il riconoscimento conseguito nell’ambito del Concorso Letterario “Il Macinino”. L’opera da te composta, intitolata “La mia città” e classificatasi al 2° posto ex aequo nella sezione dedicata alla poesia, sembra essere una chiara riflessione, un sorta di mesto tributo alla città di Roma. Cosa ti ha spinto a comporre questa lirica?

La poesia “La mia città” l’ho scritta alcuni anni fa e rappresenta, così come tu hai mirabilmente sintetizzato, “una sorta di tributo alla città di Roma”, dove mi sono stabilito negli anni 80. Sono originario di Palermo e sono approdato a Roma per motivi di lavoro, dopo aver prestato servizio – sempre nella pubblica amministrazione – a Venezia e Cuneo. E’ stata una scelta meditata e tenacemente perseguita perché Roma ha sempre rappresentato per me la città ideale in cui vivere, ricca di storia, memoria, cultura, bel clima, accogliente, insomma per dirla con il titolo di un famoso film di Rossellini ”Roma città aperta”. I primi versi “raccontano” una dimensione più personale della mia vita, “braccia aperte al cielo”, come esigenza di “infrangere” ogni confine ed aprirsi al mondo. E’ per questo motivo che ho scelto Roma, perché la sua storia testimonia una vocazione all’incontro e al dialogo, capace di operare una sintesi tra le diversità, non solo capitale d’Italia, ma anche della cristianità. Mi addolora pertanto verificarne lo stato di “decadenza” rispetto al passato, e da qui l’affermazione “dimentica il suo futuro”. La poesia – intrisa di mestizia, come hai sapientemente colto – è tutto sommato un atto d’amore per questa città, unito alla speranza che torni a “riappacificarsi” con la sua storia più nobile e che l’ha resa “eterna”.

All’interno dell’opera, tu non celebri le bellezze della Città Eterna, bensì ne tratteggi sapientemente ricordi, aneddoti e situazioni… quali episodi, legati indissolubilmente a Roma, hanno segnato maggiormente il tuo animo?

Come ho precedentemente detto, sono turbato dallo stato di decadenza della città. Roma è sicuramente una delle più belle città del mondo, ma c’è una sottile differenza tra il vissuto di chi la visita per inebriarsi delle sue bellezze e chi vi risiede e tutti i giorni deve inevitabilmente confrontarsi con le sue inefficienze gestionali. Raggiungere il posto di lavoro spesse volte è un’odissea, alle prime piogge si verificano puntualmente allagamenti, metro e autobus sempre più soggetti a guasti al di là dell’ordinario, buche non riparate che procurano gravi danni e talvolta incidenti mortali. Potrei continuare, ma non mi sembra il caso di infierire più di tanto. Va inoltre detto che una città non è rappresentata solo dal “salotto buono”, ma comprende anche le periferie e Roma – così come altre città della nostra amata penisola – in tal senso ha un grave debito nei confronti delle zone degradate e delle classi sociali meno abbienti. Tutto ciò incide sulla qualità della vita di molti cittadini e direi sulla condizione dello “spirito”. Di contro non mancano iniziative e spazi culturali inclusivi, in sintesi Roma non difetta di un’umanità che resiste, che guarda al futuro con coraggio e speranza, certa che è “sempre roseo il sole che tramonta accarezzando il Cupolone”.

Pietro Catalano poeta: la nostra intervista

 Ci sono grandi poeti romani ai quali ti ispiri, o che ti hanno influenzato nel corso della tua carriera letteraria? Magari Trilussa o il Belli?

Ho sempre apprezzato i poeti romani, tra i quali Trilussa, Belli e Pascarella. Leggendo i loro testi, si comprende appieno la “romanità” che – per dirla con le parole di Paolo Paccagnani –  è animata di fatto da varie componenti, tra le quali l’ironia, una certa dose di (disincantato) cinismo, un po’ di fatalismo, ma soprattutto da una grande, e direi penetrante, umanità. Premesso ciò, i poeti che maggiormente hanno influenzato il mio percorso poetico sono stati Quasimodo, Montale, Leopardi, Neruda, Baudelaire, Dickinson, Whitman. E poi – a ben guardare – va detto che ogni “poeta” è figlio del suo tempo.

Quale messaggio intendi condividere con i lettori, attraverso le tue poesie?

Credo che ogni poeta scriva per un bisogno insopprimibile. Per me è importante cogliere l’attimo in cui la parola poetica si manifesta e conseguentemente assecondare il bisogno di andarle incontro, direi di abbracciarla.

Riguardo al messaggio che intendo condividere con i lettori, posso dire che sento prevalentemente il bisogno di volgere lo sguardo al sociale e alla realtà che ci circonda. Una mirabile e puntuale sintesi riguardo alla mia poetica è stata fatta da Nazario Pardini il quale, per caratterizzarne “l’empito ispirativo”, ha menzionato le parole di John Donne: “La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te”. E’ in questo senso – direi – che possono essere interpretate le mie poesie, vale a dire la capacità di trasformare l’io soggettivo nel noi collettivo.

Pietro Catalano: la nostra intervista

Per te, quanto conta, oggi, l’arte della scrittura poetica in quanto strumento di memoria sociale?

Oggi più che mai è importante avere memoria della nostra storia, dei suoi contenuti e, di conseguenza, degli insegnamenti morali che da essa possiamo trarre. I social rappresentano una nuova forma di comunicazione e di “controllo sociale”, per cui oggi più di ieri si avverte la necessità di vigilare sulla veridicità delle fonti di informazione. L’essere umano è rappresentato dalla sua memoria, dal suo vissuto individuale e collettivo. La poesia, per la sua peculiarità – a mio avviso – dovrebbe avere pertanto anche funzione di memoria sociale. Come dice Luis Sepulveda “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”.

Qual è il tuo componimento preferito, in termini assoluti?

Non c’è un componimento che preferisco in assoluto perché ciascuno rappresenta sentimenti, ricordi, riflessioni. Alcune poesie sono incentrate su temi di carattere sociale, altre trattano della condizione umana, altre ancora indugiano su una dimensione più intimista. Pertanto, direi, che ciascuna poesia è parte del mio pensiero e del mio essere, parte di un tutto inscindibile.

Grazie Pietro per il tempo che ci hai concesso, con l’auspicio che ci seguirai con il tuo apprezzamento nei prossimi Concorsi Letterari che bandiremo.

 

 

 

Monica Gori poeta: la nostra intervista

Monica Gori poeta: la nostra intervista

 

Monica Gori poeta: la nostra intervista

Monica Gori, classificatasi al posto nella Sezione Poesie del Concorso Letterario Internazionale Il Macinino edizione 2019 con la sua opera “Tempesta di ghiaccio” che abbiamo già pubblicato il 20/11/2019 https://www.lamacinamagazine.it/monica-gori-tempesta-di-ghiaccio/

Riteniamo particolarmente significativo il pensiero che ha espresso di se stessa Monica Gori briosa ed eclettica scrittrice:

“Ci fu un giorno in cui le parole vennero a cercarmi.
Non so come o quando ma la mia mano cominciò a scrivere.
Non fidatevi di me
una donna con una penna in mano
è come un guerriero con la spada di Re Artù.”

Monica Gori poeta: la nostra intervista

Intervistiamo quindi oggi la Dott.ssa Monica Gori, affermata scrittrice con diverse pubblicazioni al suo attivo. Nel corso della sua carriera letteraria le sono state conferite, tra gli altri riconoscimenti, molte Menzioni D’Onore.

SI, ho all’attivo 5 menzioni d’onore, 7 menzioni di merito, 2 secondi posti e un diploma al merito e, dulcis in fondo, ho siglato due contratti con due case editrici per la pubblicazione di due sillogi di 40 poesie ciascuna.

Devo dire che questi riconoscimenti sono giunti del tutto inaspettati visto che scrivo da quando avevo cinque anni e che, solo a 40 anni, ho assunto la decisione di sfidarmi partecipando ai vari concorsi letterari.

Buongiorno Monica e, per stabilire da subito un clima di dialogo, propongo di passare al “tu”.

 Pienamente d’accordo, premetto che non sono dottoressa anzi sono insegnante diplomata in pazzia in quanto, dalla nascita, bipolare borderline con azioni autolesioniste di prodigio; la prima l’ho avuta a due anni.

Bene Monica, grazie per la tua disponibilità e complimenti per il riconoscimento conseguito nell’ambito del Concorso Letterario “Il Macinino”. L’opera da te composta, intitolata “Tempesta di ghiaccio” e classificatasi al terzo posto nella sezione dedicata alla poesia, è ricca di versi potenti, quanto mai significativi, coinvolgenti. Quali sono le sue origini?

Sono vissuta nella Casa Pascoli presso le Suore Benedettine che ne gestivano il museo.  Ho avuto un infanzia difficile, all’epoca non c’era la psicoterapia per una bimba iperattiva e sono stata quindi bollata come geneticamente pazza. Ma io che sono tutto e il contrario di tutto ci ho messo 50 anni a far capire che avevo solo bisogno d’amore e di abbracci ed ho lottato come una leonessa ferita per emergere in questa pseudo normalità. Ora mi considero una donna privilegiata avendo una casa, un lavoro e un hobby che mi aumenta l’autostima. Certo la solitudine mi domina ma ormai ci ho fatto amicizia e non ne potrei più fare a meno.

Come ti sei avvicinata al mondo della poesia? Cosa ti ha spinto ad iniziare a scrivere in versi?

Come terapia. Da bambina scrivevo tutto ciò che mi feriva cosi poi, quando mi ponevo verso gli altri, la mia immagine era di una bimba gioiosa e positiva. La mia intenzione era quella che dovevo piacere ad ogni costo.

Le liriche da te composte possono essere considerate come piccole istantanee delle tue emozioni e dei tuoi pensieri?

Senz’altro, io racconto la mia anima, il mondo che vedo e le emozioni che subisco.

Secondo te quanto è importante, oggi, “fare” poesia?

Sarebbe importante ma, a tutt’oggi, purtroppo, è tutto un copia incolla. E’ un riproporre vecchi stereotipi che per quanto grandi appartengono ad altri mondi. Ma il mondo è cambiato ed è andato avanti. La quercia del poeta deve rinascere in questo clima che non è più lo stesso. Soffre del surriscaldamento terrestre e non solo. I grandi li dobbiamo studiare non copiare e dovremmo avere l’umiltà di non confondere la popolarità con l’essere un vero artista. La vera arte è altra e, a volte, è post mortem.

Se dovessi dare un consiglio ad un giovane autore… cosa gli diresti?

Sii ciò che sei, non avere paura di essere fuori dal coro. Non è il potere del denaro che ti rende un grande artista ma la voglia di imparare sempre qualcosa di nuovo. Saranno poi gli altri a credere in te e vedere ciò che sei in realtà. Non c’è peggior essere di chi ha la presunzione di classificarsi da solo.

Qual’è, in assoluto, il tuo componimento preferito?

La ragazza del lungo SavioMonica Gori poeta: la nostra intervista

Grazie Monica per il tempo che ci hai concesso, con l’auspicio che ci seguirai con il tuo apprezzamento nei prossimi Concorsi Letterari che bandiremo.

IO ringrazio voi per questa opportunità e spero di essere stata, nel mio piccolo, esaustiva.

 Cordiali saluti

 Monica

Maggiori informazioni su Monica Gori possono essere reperito sul profilo Facebook https://www.facebook.com/monica.gori.39

 

Flavio Provini poeta: la nostra intervista

Flavio Provini poeta: la nostra intervista

 

Flavio Provini poeta: la nostra intervista

Flavio Provini, classificatosi al posto nella Sezione Poesie del Concorso Letterario Internazionale Il Macinino edizione 2019 con la sua opera “Lettera di un bambino dall’inferno

Abbiamo già pubblicato il suo componimento il 31/10/2019 https://www.lamacinamagazine.it/flavio-provini-lettera-di-un-bambino-dallinferno/ sui vari Social e su altra testata in reciprocità https://fai.informazione.it/5F07A436-C11C-4E3E-AE6E-D667E7FF0D13/Flavio-Provini-Lettera-di-un-bambino-dall-Inferno

Flavio, giurato in molteplici concorsi letterari, è da sempre appassionato di poesia e narrativa.

Lettore instancabile di romanzi, racconti, saggi, articoli di cronaca di vario genere, ha conseguito considerevoli risultati nei concorsi letterari nazionali e internazionali per opere inedite ai quali ha partecipato nel periodo 2016-2019 annoverando primi posti, diversi podi e numerose menzioni e segnalazioni di merito.

Alcuni suoi lavori sono pubblicati online o editi nelle antologie in formato cartaceo o e-book; di alcuni di essi è stato gratuitamente realizzato un audio-video facilmente reperibile sul web.

Figura di non comune spessore artistico e, nel contempo, amabilmente gioiosa.

Flavio Provini poeta: la nostra intervista

L’intervista è condotta dal Dr. Andrea Lepone, poeta, scrittore, giornalista e Presidente di Giuria del Concorso

“Intervistiamo oggi il Dr. Flavio Provini che, oltre ad esercitare la sua professione di valente avvocato, è ben noto nel mondo della cultura per le sue capacità di raffinato scrittore di poesie avendo ottenuto molteplici encomi e premi ai Concorsi dove si è presentato.

Per stabilire da subito un clima di dialogo propongo di passare al “tu”.

Certamente, Andrea. Per me è un piacere ed un onore insieme essere intervistato da te, operatore culturale, autore e critico letterario di notevole spessore nonostante la giovane età.

Buongiorno Flavio, grazie per la tua disponibilità e complimenti per il riconoscimento conseguito nell’ambito del Concorso Letterario “Il Macinino”. Puoi dirci com’è nata l’opera “Lettera di un bambino dall’Inferno”, con cui ti sei aggiudicato il primo posto nella sezione dedicata alla poesia?

La lirica nasce da una riflessione sulla guerra, vista, anzi subìta, dalla prospettiva innocente di un bambino. I bambini sono infatti le prime vittime di un meccanismo perverso, illogico perché soltanto distruttivo. E’ la demolizione che si pone al centro dell’opera tutta: demolizione delle vite umane, dell’ambiente, dei luoghi dei giochi e degli affetti, persino della scuola, generalmente invisa ai minori, e poi paradossalmente rimpianta da chi è rimasto abbandonato a se stesso. Ho scelto di ambientare l’opera in Siria, nella periferia orientale di Damasco, teatro della nota, disastrosa guerra civile, ma la tragica descrizione di fatti, persone, cose è la risaputa costante di ogni conflitto bellico.

Nelle tue liriche spesso vengono trattati delicati argomenti di attualità sociale. Ritieni che la poesia possa essere un valido strumento di sensibilizzazione per i lettori, nei confronti di tali tematiche?

Senza dubbio. Parlare di un argomento, anche attraverso il linguaggio poetico e il suo nutrito impianto di figure retoriche, significa puntare – continuare a puntare – i riflettori su di esso, in un’ottica di biasimo e di prevenzione delle condotte deplorevoli.

V’è chi pensa che se i media non si occupano di un problema, esso non esista, sia superato e risolto, ma non è affatto così, purtroppo.

E su certi argomenti guai ad abbassare la guardia!

Per questo, nei miei lavori tratto frequentemente tematiche sociali dal carattere sempre attuale: ad esempio, la povertà, la solitudine, il disagio degli anziani, dei malati gravi, dei disabili e di altri soggetti fragili, la pedofilia e lo sfruttamento dei minori, la prostituzione, l’ingiustizia sociale, l’illegalità, la violenza di genere e di ogni altra forma in cui si possa manifestare.

Flavio Provini poeta: la nostra intervista

Come consideri ed interpreti il ruolo del poeta nell’attuale società?

Mi piace rispondere ricordando una riflessione di Baudelaire: “nell’arte c’è un elemento trascendente e un elemento contingente, una parte divina e una parte umana, un sapore d’eterno e un gusto di moda. Senza il primo l’arte si ridurrebbe ad una cosa effimera, senza il secondo diventerebbe una cosa sovrumana. Senza il primo la storia dell’arte si perderebbe nella cronaca, senza il secondo nella mitologia”. Ecco, oggi la cronaca è rimessa al giornalista, lo studio della religione e la diffusione dello spirito religioso, rispettivamente, al teologo e al ministro di culto. Potremmo pensare all’Artista e quindi anche al Poeta, che con il Narratore condivide il ruolo di “artista della parola”, come un tertium genus: colui che, partendo da una personale e originale interpretazione della realtà, si rivolge ai suoi lettori animato da un’autentica, profonda spiritualità. E spirituale dovrebbe essere il suo messaggio, con la precisazione che il termine “spirituale” non deve necessariamente intendersi in un’accezione religiosa, ma in quella universale di osservanza e propaganda dei valori fondanti il vivere civile, come la solidarietà, l’aiuto per il bisognoso, il rispetto della dignità umana, la non violenza, la costante ricerca del dialogo e del confronto, l’integrazione, l’accettazione e il rispetto delle diversità.

Quale è stato il tuo percorso di avvicinamento al mondo dell’arte poetica? Ci sono autori ai quali ti ispiri?

Forse tutti noi siamo poeti, senza saperlo.

Certamente qualcuno sarà più portato di altri per la scrittura, vuoi per inclinazione naturale, vuoi per gli studi seguiti, o vuoi ancora per la passione per la lettura coltivata negli anni.

Tuttavia credo che la poesia, quale apprezzamento e ricerca del concetto del Bello, sia presente, ancorché spesso latente, nell’animo umano di ogni persona ben educata. L’architetto la coglierà nella geometria perfetta di una cupola, lo scienziato nella scoperta della formula innovativa di un vaccino, il medico nell’appropriatezza di una cura, l’ecologista nella riqualificazione di un’area inquinata, e via dicendo. Chi ama scrivere la individuerà nell’originalità del testo, nella potenza del suo messaggio, nell’armonia del verso, nel rigore metrico, in rime, assonanze, allitterazioni non banali e ben calibrate, tali da colpire positivamente il lettore e al contempo indurlo ad una sana riflessione.

Sono sempre stato affascinato dalla poesia, ma soltanto da circa tre anni ho deciso di mettermi in gioco partecipando a concorsi letterari, come occasione di conoscenza e confronto con altri autori che coltivano questa passione, e in genere come nuova ed arricchente esperienza di vita…sono soddisfatto della mia scelta.

Fra i classici a cui mi ispiro non posso non ricordare Pascoli, il mio autore preferito, Trilussa, maestro di stile applicato alla pungente ironia e perché no…anche De André, che a mio avviso, oltre ad essere il grande cantautore che sappiamo, dimostrò nei suoi testi doti poetiche straordinarie.

Poesia e senso civico… un nesso che secondo te può avere una valenza?

Certamente, e lo hanno capito molti organizzatori di concorsi poetici che inseriscono nei bandi, oltre alla tradizionale sezione a tema libero, anche la sezione a tema civico; anzi, in alcuni agoni il partecipante può portare esclusivamente opere di valenza civile.

Del resto, il rapporto fra “poesia” e “senso civico” ha radici antiche; la tensione della poesia ad incidere sulla realtà proponendo con fermezza un altro mondo possibile la si può ravvisare già in scritti del Medio e Nuovo Regno egizio e più tardi, nella civiltà occidentale, in un verso di Eschilo nel suo “Prometeo incatenato”, allorché il titano protagonista Prometeo, perseguitato da Zeus per aver donato il fuoco ai mortali, afferma: “quello che soffro è contro la giustizia!”.

In tal modo il semidio esprime il sentimento di inadeguatezza verso la legge non scritta, la consuetudine, il potere precostituito (la volontà di Zeus), che è prodromo e causa di un atto di ribellione consapevole, di autodeterminazione etica per affermare il valore della solidarietà, della democratica condivisione di un bene prezioso e utile collimante con il progresso civile.

Orbene, in epoca moderna la letteratura si è fregiata di una pregnante valenza civica; che Primo Levi e Sciascia siano da esempi indelebili per tutti noi, con la loro denunzia degli orrori della Shoah l’uno, e delle mafie l’altro. E a pensarci bene, sia la Shoah sia la mafia non sono che “ordini costituiti” imposti in determinati contesti spazio-temporali, tali da affossare tragicamente il primo valore civico in assoluto, la libertà dell’uomo, la sua dignità.

Flavio Provini poeta: la nostra intervista

Qual’è il tuo componimento preferito, che ancora adesso ti suscita particolari emozioni?

Difficile stilare una classifica, semplicemente perché ogni autore è affezionato a tutte le proprie creature, anche a quelle non apprezzate dalle giurie tecniche o dal variegato pubblico di un social network.

Se devo proprio rispondere, scelgo “Fame antica”, l’opera classificatasi prima assoluta al Concorso Letterario “L’arte della parola” Ed. 2017, indetto da La Macina Onlus. Non solo perché sia stata onorata di un riconoscimento tanto prestigioso, poi seguito da altri attestati di gradimento, ma anche perché in trenta versi liberi ho affrontato per la mia prima volta un tema spinoso, da sempre sotto gli occhi di tutti: la vita misera del clochard, del senzatetto vagabondo, con quell’alone di impietosa indifferenza sociale che la circonda.

E’ il dramma dell’ “abitare la pelle della strada”, come scrivo, pelle che può diventare un letto di morte prima che spunti l’alba, intesa come chance di riscatto. Dietro a chi non-vive così si annida sovente la disfatta della nostra società, l’inerzia o l’inefficienza delle istituzioni. Quando ho creato questa lirica, mi sono emozionato e insieme arrabbiato contro chi dovrebbe fare e non fa, e io stesso ho pensato che, nel mio piccolo, potrei fare di più a favore di chi versa in tali condizioni.

Grazie Flavio per il tempo che ci hai concesso, con l’auspicio che ci seguirai con il tuo apprezzamento nei prossimi Concorsi Letterari che bandiremo.

Sicuramente, non mancherò.

Grazie infinite, Andrea, e tanta fortuna alla tua preziosa attività culturale.”

Poesia Gourmet Itinerante

Poesia Gourmet Itinerante

 

Poesia Gourmet Itinerante

Inaugurato lo scorso 18 settembre presso il locale “Caffetteria Ateneo” il progetto “Poesia Gourmet Itinerante” che sta conquistando il cuore e il palato dei cittadini romani.

L’iniziativa culturale mira a unire il mondo della letteratura con quello dell’enogastronomia attraverso una formula semplice, accattivante ed efficace: presentazioni librarie, reading poetici e degustazioni di vini e culinarie.

Ma non è tutto; di volta in volta, infatti, i locali che decidono di aderire alla manifestazione confezionano un aperitivo, o una cena, riservati a tutti coloro che partecipano all’evento.

Poesia Gourmet Itinerante

Creatori e promotori dell’iniziativa, sono Andrea Lepone, scrittore e giornalista, e Gianni Pezzola, rappresentante dell’Azienda Agricola Vitivinicola Biologica “Quercia Scarlatta”.

Ad oggi, la “Poesia Gourmet Itinerante” è stata accolta da due bistrot di Roma:

  • “Caffetteria Ateneo” – Piazza dell’Ateneo Salesiano, 4
  • “Alcentocinque Cafè” – Viale Regina Margherita, 105

Nel primo locale Andrea Lepone ha organizzato un evento firmacopie dedicato al libro di poesie “Riflessioni in chiaroscuro” edito da La Macina Onlus Editore che ha visto la partecipazione di Carlo Righetti, presidente dell’Associazione “Cittadini, Artigiani e Commercianti” , in qualità di ospite speciale, e dell’artista Davide Poggi il quale ha esposto alcuni disegni ispirati alle liriche dell’autore.

Ad allietare gli ospiti vi è stata la degustazione del vino e dell’aperitivo curato da Gianni Pezzola e dallo staff della “Caffetteria Ateneo”.

Nel secondo bistrot si è invece svolta una vera e propria presentazione del libro “Riflessioni in chiaroscuro” cui hanno fatto seguito un reading poetico, un’esposizione artistica e un brindisi con apericena offerto dal locale “Alcentocinque Cafè”.

Ospite d’onore è stata in questo caso Cinzia Baldazzi, affermata scrittrice e valente critico letterario. Al termine di ciascun evento Andrea Lepone ha donato una poesia personalizzata al locale che ha ospitato la manifestazione.

Poesia Gourmet Itinerante

Poesia Gourmet Itinerante

Poesia Gourmet Itinerante

 Le prossime tappe previste dal progetto “Poesia Gourmet Itinerante” sono:

  • 8 ottobre, “Brown & Brown”, via Marcantonio Colonna, 22;
  • 15 ottobre, “Urban Bistrot”, piazza Capri, 13;
  • 22 ottobre, “Mancini e Manetti Bistrot”, via Val di Lanzo, 61;
  • 29 ottobre, “Il Cerchio Naturale”, largo Somalia, 62.

Queste le parole di Andrea Lepone:

“Voglio innanzitutto ringraziare Gianni Pezzola e l’Azienda ‘Quercia Scarlatta’ per aver sposato questo progetto culturale; il nostro obiettivo è quello di promuovere una sana cultura letteraria ma anche artistica, cinematografica, musicale ed enogastronomica all’interno dei locali della Capitale donando – al contempo – un momento di aggregazione a tutte le persone che partecipano ai nostri eventi”.

Poesia Gourmet Itinerante

Complimenti Andrea, lodevole ed innovativa formula per avvicinare l’Arte poetica e l’Arte culinaria; una particolare menzione è rivolta ai bistrot e locali che hanno partecipato e che parteciperanno alla “Poesia Gourmet Itinerante

IL MACININO – Concorso Letterario

IL MACININO - Concorso Letterario

IL MACININO – Concorso Letterario

Il nostro nuovo Concorso Letterario “Il Macinino” si affianca al ben collaudato Concorso L’Arte della Parola.

“Il Macinino” propone una formula innovativa che prevede la pubblicazione sul giornale La Macina Magazine https://www.lamacinamagazine.it/ delle opere risultate vincitrici (1°, 2° 3° posto) nelle 2 Sezione previste; Poesie e Racconti.

Naturalmente la pubblicazione sarà condivisa presso i Gruppi Letterari presenti sui vari Social nonchè su altre testate giornalistiche con le quali abbiamo rapporti di reciprocità editoriale.

Veniamo agli altri riconoscimenti:

  • Pergamene di premiazione ai primi classificati;
  • Attestati di Premiazione ai secondi e terzi classificati;
  • Attestati di Partecipazione a tutti gli altri partecipanti.
  • Interviste personalizzate ai vincitori da parte dei nostri giornalisti e scrittori e pubblicazione dell’intervista sul giornale La Macina Magazine.

Siamo inoltre lieti di comunicare che https://www.concorsiletterari.net/, nostro consolidato partner, offre 2 Corsi di Scrittura On Line che andranno ad aggiungersi ai nostri premi sopra menzionati; i 2 Corsi di scrittura saranno assegnati ad 1 partecipante di ciascuna Sezione del Concorso (Poesie, Racconti).

https://www.concorsiletterari.net/ si affianca alla BCC Roma, nostro Sponsor istituzionale e, per essa, il Sig. Dario Barchiesi.

IL MACININO - Concorso Letterario

La scadenza per l’invio delle opere è stabilita al 31/07/2019 ed il testo del Regolamento è consultabile sul sito:

https://www.concorsiletterari.net/bandi/il-macinino/

Cogliamo l’occasione per ricordare che LA MACINA ONLUS EDITORE

svolge anche i seguenti servizi:

  • Servizi editoriali;
  • Attività di Editor;
  • Recensioni librarie;
  • Interviste;
  • Servizi di Media Web e giornalistici con il giornale La Macina Magazine;
  • Reading letterari;
  • Presentazioni librarie

Grazie a tutti gli autori che vorranno partecipare al nostro Concorso “Il Macinino